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Don Domenico Spanò

SpanòDomenico Spanò nacque a Ghorio di Roccaforte il 23 gennaio del 1875 da Domenica Palamara e Domenico Antonio Spanò. Già in tenera età richiamò l’attenzione degli amici di famiglia che al padre profetizzarono un lusinghiero avvenire. Domenico Spanò ricevette dai suoi genitori un’educazione di carattere religioso. Il suo primo maestro fu il Sacerdote Giovambattista Tripepi dei baroni della torre di Pletea. Per ragioni di famiglia il sacerdote Tripepi si trasferì a Roma e Domenico Spanò proseguì i suoi studi a Reggio Calabria grazie anche all’aiuto economico fornito dal nonno materno Domenico Palamara. Il nonno nutriva la speranza di farne un sacerdote anche perché nella famiglia Palamara, nella prima parte dell’ottocento, c’era stato un altro prete di animo nobile che si chiamava Francesco Palamara. Nel mese di febbraio del 1887 il nonno e il giovane Domenico Spanò si recarono presso la stazione di Melito per prendere il treno che doveva portarli a Reggio Calabria. Il nonno andò ad acquistare i biglietti mentre Domenico, all’insaputa del congiunto, s’incamminò lungo i binari per rincorrere il treno che stava arrivando nella stazione. Fortuna volle che il sig. Francesco Zavettieri esponendosi al pericolo spinse fuori dal binario il giovane Domenico mentre il treno stava passando. Il nonno pianse e nello stesso tempo gioì per lo scampato pericolo e per il resto della sua vita digiunò tutti i mercoledì in ringraziamento della Vergine del Monte Carmelo. A Reggio Calabria, Domenico Spanò guidato dagli insegnanti Pressetelli, Calofani, Cresci, Modafferi e Franco si distinse per il suo impegno scolastico. Iscrittosi alle scuole tecniche, dopo aver sostenuto in un anno due classi, fu rimandato in italiano orale, non sopportando tale mortificazione chiese al Cardinale Portanova di poter andare al Seminario di Bova e lì inizio lo studio del latino. Successivamente per ragioni di studio passò al seminario di Reggio Calabria dove fu seguito da Mons Morabito, dal filosofo Caprì e dai professori Cotroneo e Curatola, dal latinista Quattrone e da Monsignor Romeo. Richiamato a Bova dal Vescovo Monsignor Rossi ,  Domenico Spanò iniziava a sentire la vocazione del Sacerdote missionario. Nel frattempo il Vescovo cedette la direzione del Seminario di Bova Marina ai salesiani e da questi apprese lo spirito del sacrificio. Dichiarato idoneo al servizio militare partì per Viterbo dove conobbe il Vescovo Cappuccino Monsignor Grasselli. Dopo 33 giorni venne congedato e rientrò nel Seminario di Bova Marina. Venne ordinato sacerdote dal Vescovo di Bova Monsignor Pugliatti e obbligato a rimanere a Bova fondò una scuola popolare per ragazzi istruendo tutti e passando lietamente i giorni insieme ai giovani bovesi. Nel dicembre del 1900 celebrò la prima Messa. Ritornato a Roccaforte fondò una società agricola operaia, aprì una scuola per adulti e un asilo. Desideroso di recarsi alle missioni stava per partire per Smirne ma fu dissuaso dall‘arcivescovo di Messina Mons. D’Arrigo che lo nominò Economo spirituale di Santa Domenica Vittoria piccolo paese in provincia di Messina dove soggiornò dal 1 marzo 1901 al 28 dicembre del 1908. In questo paese contribuì alla costruzione della Chiesa di S. Antonio Abate. Iniziò con sole cinque lire. La domenica, dopo aver spiegato il Vangelo, leggeva la nota dei crediti degli operai che avevano lavorato durante la settimana. Ogni operaio riceveva un buono da lui firmato ed i buoni, numerati progressivamente, venivano materialmente pagati dall’ufficiale postale che era stato nominato cassiere.Intanto a Roccaforte nel settembre del 1908 morì il sacerdote Giuseppe Cento e al suo posto venne nominato Don Domenico Spanò. Partì da Santa Domenica Vittoria poco dopo la mezzanotte del 28 dicembre del 1908 e alle ore tre raggiunse Randazzo per attendere il treno che doveva portarlo a Messina. Alle ore cinque e mezza si verificò il terribile terremoto che distrusse le città di Messina e Reggio Calabria. Don Spanò si prodigò tantissimo durante l’opera di soccorso, l’Arcivescovo d’Arrigo lo nominò suo rappresentante, riuscì ad aprire al culto la prima chiesa riunendo i sacerdoti della diocesi. Recuperò gli arredi sacri e gli oggetti di valore appartenenti alla Chiesa e ad altre istituzioni che consegnò al Vescovo dopo aver stilato un regolare inventario. Per delega del commissario straordinario dei soccorsi Tenente generale Francesco Mazza accudì gli orfani delle vittime del terremoto. Terminata l’emergenza don Domenico Spanò raggiunse Roccaforte dove fece riparare e riaprire al culto la Chiesa. Sostenne la necessità del rimboschimento delle montagne con alberi da frutto per accrescere la produzione e la costruzione delle casette in montagna per il ricovero dei contadini e dei pastori. Operò per il ripristino dell’antico santuario di Santa Maria di Pletea. Insegnò nella scuola mista di Stato della frazione Ghorio. In questa opera fu aiutato da alcuni sacerdoti tra i quali Don Cajozzo da Trapani, Don Pennavaria da Palermo, Don Autelitano da Bova e il canonico Romeo da Seminara. A proprie spese ospitò spesso predicatori di vaglia come il Padre Cappuccino Francesco Familiari, il parroco di Melito Don Patamia e il gesuita Padre la Spina. Dopo otto anni di sacrifici , per cui Don Domenico Spanò si privò perfino del suo patrimonio, lasciò la parrocchia ai salesiani e precisamente a Don Salvatore Graci il quale rimase due anni . Don Domenico Spanò si recò a Terranova Sappo Minulio dove nelle contrade Orto e Norio la Chiesa di Roccaforte possedeva due appezzamenti di terreno il cui fittuario era il sig Perri Antonio di Radicena. I cittadini di Scroforio, saputo dell’arrivo di Don Domenico Spanò e trovandosi senza sacerdote, chiesero assistenza religiosa. Don Spanò mandò una commissione dal Vescovo Mons. Scopelliti di Oppido Mamertina per ottenere il permesso necessario ma il Vescovo negò tale permesso. Don Spanò non si arrese e inviò una seconda commissione dal Vescovo facendogli recapitare un messaggio nel quale c’era scritto che sarebbe rimasto ad assistere gli ammalati fino a che il Vescovo non avesse trovato il modo di provvedere. L’insistenza di Don Spanò ebbe successo poiché il Vescovo provvide a rimandare il parroco Gaetano Lando che in precedenza era scappato dal paese di Scroforio. Dopo qualche giorno fu convocato dal Real Provveditore agli Studi di Reggio Calabria che lo nominò maestro elementare a San Pasquale di Bova Marina. Qui riaprì al culto la chiesetta di S. Pasquale grazie all’opera della Baronessa Agata Nesci. Il vescovo di Oppido Mons. Scopelliti invitò Don Spanò a ritornare a Scroforio perché era reclamato dai cittadini. Don Spanò servì per due anni Scroforio, Terranova ed Oppido. La parrocchia di Scroforio fruttò in due anni 30.000 lire e quella di Terranova 40.000 mila. Don Spanò servì le parrocchie per sole cento lire al mese perché voleva che le rendite fossero spese per la Chiesa e per le opere di beneficenza. Fu nominato Provicario Generale e così poté accorgersi che nella Diocesi c’erano molti dilapidatori delle rendite della chiesa e ingaggiò un’aspra lotta che portò alle dimissioni del Vescovo. Dopo questo spiacevole avvenimento Don Spanò preferì ritornare a Roccaforte dove nel frattempo mancava il parroco poiché Don Graci si era ritirato dall’ordine dei Salesiani. Nel 1920 riaprì al culto la Chiesa di Ghorio e l’oratorio della Torre baronale e per meno di 3000 lire annue servì tre chiese e trovò il modo di dar lavoro a proprie spese a  molti operai disoccupati. l’11/10/1924 arrivò a Roccaforte il vescovo mons Taccone e molte persone si avvicinarono al confessionale per la grande soddisfazione di Don Spanò. Il 23 febbraio del 1927 venne nominato Canonico – Teologo onorario dal Vescovo Cognata di Bova. Don Spanò aveva uno spirito di adattamento eccezionale, tenendo con sé il breviario e accontentandosi di un po’ di pane e di una sedia per letto era capace di passare mesi fuori residenza. Se si proponeva di tacere, passava intere settimane senza dir parola e amava dire che “il carattere è l’uomo ed i vizi si possono levare con la forza della volontà”. Espresse più volte il pensiero di volersi chiudere in un Ordine religioso per distaccarsi dal mondo, ma per ragioni relative all’età ricevette risposte negative. Il disinteresse e l’amore per il prossimo indusse Don Spanò a lottare contro le ingiustizie e a sostenere gravi sacrifici. Appassionato allo studio e circondato da libri non permetteva a nessuno di entrare in casa sua salvo che per le situazioni riguardanti il suo ufficio di Arciprete. Si prodigò per la realizzazione di una nuova chiesa e dopo tante lotte riuscì a ottenere la costruzione, nel rione Fossa, della Chiesa dello Spirito Santo. Morì il 27 agosto del 1934.

 

Giudizi su Don Spanò

 

Il canonico Annibale Maria Di Francia disse di Don Spanò “ è come un buon pastore che va in cerca della pecorella smarrita. I suoi principi sono retti e sebbene non osservi il formalismo tiene un cuore nobile e un’attività fenomenale”.

 

Il sommo Pontefice Pio X che in pubblica udienza a Roma udì un sonetto di Don Spanò dopo averlo complimentato gli fece pervenire una bella lettera con accluse 500 lire.

 

Il Pontefice Benedetto XV chiese delle informazioni sul conto di Don Spanò al Vescovo di Reggio Mons. Russè il quale definì Don Spanò “ sacerdote morale, colto , ma singolare”.

 

Il senatore Guglielmo Marconi dal Yacht “Elettra “  il 14/04/1930 ringraziò vivamente Mons. Domenico Spanò per le cortesi espressioni rivoltegli in occasione degli esperimenti compiuti a Genova.

 

Tratto dal libro "Alla ricerca delle radici". Per Gentile concessione del Prof. Francesco Palamara

Comune di Roccaforte del Greco

Codice Fiscale: 80002370809

 

 

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